In un'epoca dominata dalla rappresentazione ideale del successo sui social media e nelle piattaforme professionali,
la narrazione degli ostacoli e delle porte chiuse viene spesso omessa.
Tuttavia, nella scienza e nell'innovazione, l’insuccesso non rappresenta una sconfitta di cui vergognarsi,
ma costituisce l'opzione più probabile e un motore fondamentale per il progresso della conoscenza.
Su questo tema si snoda l'editoriale “Failure is the most likely option” (DOI: 10.1039/d6mh90055k),
pubblicato sulla rivista Materials Horizons (Royal Society of Chemistry) da Carlo Antonini, professore associato del Dipartimento di Scienza dei Materiali dell'Università degli Studi di Milano-Bicocca.
Il lavoro, ripreso e approfondito anche in un’ampia intervista rilasciata al quotidiano Il Giorno,
nasce dall'esperienza di compilazione del proprio “CV dei fallimenti” — un registro trasparente di progetti non finanziati,
articoli respinti e tentativi non andati a buon fine.
Rileggere la carriera scientifica attraverso questa prospettiva significa superare la logica del “gioco finito” (fatto solo di vincitori e vinti) per abbracciare quella del “gioco infinito”,
fondato sulla resilienza, sul continuo apprendimento e sulla capacità di adattamento.
Dalla selezione naturale delle idee fino alla ricerca di soluzioni tecnologiche avanzate, come i sostituti sostenibili dei PFAS (una delle linee di ricerca del gruppo di ricerca del prof. Antonini), l'accettazione dell'insuccesso è la chiave per trasformare le criticità in scoperte.
Come sottolinea il prof. Antonini, normalizzare l'errore è un messaggio educativo cruciale per le nuove generazioni, fondamentale per compiere il passaggio dal sentirsi “un fallimento” al riconoscere di aver semplicemente “fallito un tentativo”.