Venerdì, 05 novembre 2021

Dalla saggezza romana all’architettura persiana, l'ispirazione per nuovi materiali e dispositivi per la cattura dell’acqua dall’atmosfera

Leggi l’intervista su La Repubblica

Carlo Antonini e Raziyeh Akbari

Gutta cavat lapidem – dicevano i Romani: “la goccia scava la pietra”. Il meccanismo di interazione tra un liquido e una superficie solida era evidentemente una buona fonte di proverbi già nell'impero romano, ma anche uno degli interessi principali del laboratorio di "Surface Engineering and Fluid Interfaces", SEFI Lab, nel Dipartimento di Scienza dei Materiali presso l'Università degli Studi di Milano-Bicocca.

Una delle tecniche più comuni ed efficaci per studiare l'interazione tra liquido e solido è la misura dell'angolo di contatto. Immaginate di appoggiare una goccia di liquido su una superficie solida: l'angolo di contatto varierà da 0°, quando si forma un film che si estende sulla superficie, a 180°, nel caso la goccia mantenga una forma sferica, come fosse una biglia. L'introduzione di fotocamere digitali a basso costo, nonché di software e librerie per l'analisi delle immagini, ha reso la misurazione dell'angolo di contatto potenzialmente accessibile a tutti i laboratori. Tuttavia, il processo di analisi e di estrazione automatica dei valori dell'angolo di contatto dalle immagini digitali è tutt'altro che banale.

In un recente studio pubblicato su Advances in Colloid and Interface Science intitolato “Contact angle measurements: From existing methods to an open-source tool, Advances in Colloid and Interface Science, la dott.ssa Raziyeh Akbari e il prof. Carlo Antonini hanno esaminato gli attuali metodi per la misurazione dell'angolo di contatto e li hanno classificati in base alla loro accuratezza. Inoltre, hanno creato un software open source dedicato, Dropen, e lo hanno reso disponibile presso BOA, il repository pubblico Bicocca Open Access. Pertanto, altri ricercatori potranno utilizzare il software gratuitamente ed eventualmente svilupparlo per specifiche applicazioni.

Cosa ci possiamo aspettare ora? Combinando l'antica saggezza romana con le abilità ingegneristiche persiane, Akbari e Antonini stanno ora lavorando a un nuovo sistema per catturare l'acqua dall'atmosfera, ispirato al Badghir, il tradizionale elemento architettonico persiano utilizzato per creare ventilazione naturale e raffreddamento passivo negli edifici in Iran (Paese di origine di Akbari). È un lavoro in corso e si dovrà aspettare un po' per avere maggiori dettagli, ma l’idea alla base del progetto è riportata nell’intervista ad Akbari pubblicata oggi su La Repubblica.

L’avvio delle attività di ricerca di Akbari presso l’Università degli Studi di Milano-Bicocca, nel febbraio 2020, è stato possibile grazie a una borsa di studio finanziata dall'ICTP di Trieste, attraverso il Programme for Training and Research in Italian Laboratories (TRIL), che supporta ricercatori dei paesi in via di sviluppo (Iran, nel suo caso) per venire a svolgere attività di ricerca in Italia. La borsa era cofinanziata da UNIMIB al 50%.  Da marzo 2021 Akbari ha un assegno di ricerca presso il Dipartimento di Scienza dei Materiali, supportato attraverso i “Dipartimenti di Eccellenza”.